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Comune di Firmo - Provincia di Cosenza - Sito Istituzionale

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Cenni Storici


Situato in collina, a sud-est di Castrovillari, in posizione panoramica sulla piana di Sibari con la catena del Pollino alle spalle, alla destra della media valle del torrente Tiro. Una contada di Firmo «Piano degli Schiavi», si trova citata in un diploma di Ogerio, signore di Altomonte, nel 1191, e probabilmente in età ‘latina’ prima dell’arrivo degli Albanesi, il casale terre del feudo sotto la giurisdizione di Don Berardino San Severino, principe di Bisignano, e dei Padri Domenicani di Altomonte, che lo avevano ricevuto da Ferdinando I D’Aragona era già esistente ma poco popolato.

«Un’unica università era divisa in due da un arco», scrive Rodotà, e quasi a ombelico dell’odierno centro storico si trova appunto l’arco che divideva il feudo in due casali: «Firmo soprano», feudo laico di Altomonte, Concessioni del Principe di Bisignano agli Albanesi di Firmo datano 22 settembre 1497 «Firmo sottano», o «ka Këllogjeri», feudo religioso dei Monaci Domenicani di Altomonte fondato nel 1440 le Capitolazioni tra il priore dei Domenicani e i primi albanesi abitatori di Firmo datano gennaio 1503.

Gli abitanti di Firmo comunque più volte dovettero difendere dagli attacchi dei Padri Domenicani la libertà di praticare il rito greco. Al censimento del 17 maggio 1543 risultano 37 fuochi e 117 abitanti. Secondo padre Francesco Russo l’esistenza della parrocchia dell’Assunta è attestata dal 1650.

Il feudo cui apparteneva Firmo soprano passò più tardi ai Campilongo, ai Salituro, infine ai Gramazio. La giurisdizione del casale Ka këllogjeri («dalle parti del monaco») fu sempre mantenuta dai Domenicani, fino all’eversione della feudalità quando il palazzo fu acquistato da privati.

L'ordinamento amministrativo disposto dai francesi per legge 19-1-1807 ne faceva un «luogo», ossia «Università», del cosiddetto Governo di Lungro. Il successivo riordino, per decreto 4-V-1811, istitutivo dei Comuni e dei Circondari, l'includeva nella circoscrizione di Altomonte. Disposizione poi mantenuta nel riordino dal Borbone per legge l-V-1816.

Nel 1811 ci fu la separazione dal territorio di Altomonte.

Come molte comunità arbëreshe anche Firmo fu coinvolto nei moti risorgimentali come ce ne riferisce F. Siciliano ne La diversità Arbëreshe. Nel 1848 un nutrito drappello di Firmioti, guidati dal generale Giuseppe Pace di Ejanina e dal capitano Costantino Bellizzi di San Basile, marciò alla volta di Spezzano Albanese, dove si riunirono in battaglione con gli arbèresh di Spezzano, Acquaformosa, Lungro, Ejanina, Frascineto e San Basile, comandate da Demetrio Damis. Fallita la rivoluzione, molti di essi, tra cui numerose donne, furono perseguitati ed arrestati».

Tra i molti eirmensi ricordiamo: Vincenzo e Beniamino Basile, Gaetano Bisantis, Peppino Guccione Marco, Carlo Damiano, Ambrogio De Benedictis, Angelantonio De Filippis, Luigi Donato, Raffaele Donato, Saverio Donato, Francesco Franco, Achille Frascino, Alfonso Frascino, Raffaele Frascino, Francesco Saverio Frascino, Saverio Frascino, Giuseppe Frega, Giuseppe Frega, Antonio Gangale, Giuseppe Gangale, Nicola Genise, Tommaso Genise, Luigi Gramazio, Saverio Lasdica, Mercurio Marco, Peppino Marco, Raffaele Martire, Francesco Pancrazio, Ambrogio Rio, Ambrogio Russo, Francesco Salvo, Pietro Sola, Giuseppe Sola e il poeta Nicola Tarsia, che combatterono nel campo di Spezzano Albanese e Castrovillari e a Campotenese tutti questi subirono dure condanne dalla Gran Corte Speciale di Calabria Citeriore.

I tumultuosi tempi che seguirono l’unità d’italia doedero a Firmo un giovanissimo martire. Il 12 e 13 febbraio 1907 si svolsero delle manifestazioni a Firmo che richiedevano lo sgravio della pressione fiscale, era sindaco all’epoca Carmine Gramazio ma era sostituito da Serafino Corrado il quattordicenne De Marco Michele e 14 feriti, tra cui anche la madre dello stesso giovane, corsa in aiuto del figlio, mentre i carabinieri non riportarono alcuna ferita. Si trattò dunque di un feroce assassinio, un gesto deliberato che costò la vita ad un giovane innocente.

Ciò è dimostrato dalla ricostruzione dei fatti, ricavata dalle testimonianze raccolte all'epoca, da cui si evinse che: la manifestazione era di carattere assolutamente pacifico e che il tenente Cozza era stato avvisato la sera precedente dal funzionante Sindaco Serafino Corrado, che sostituiva il Sindaco effettivo Gramazio, dal segretario comunale, da un caporale stesso dei carabinieri e da altri cittadini dell'indole assolutamente benigna della popolazione. I fatti di Firmo giunsero alla Camera dei Deputati dove gli onorevoli Turco, Pera e Giunti interrogarono il governo che difese i moschettatori portando alla tribuna parlamentare le menzogne emerse dall'indagine della commissione prefettizia, mentre i deputati contrapposero l'inchiesta che era stata giustamente fornita dalla stampa.

Così anche il Fascismo si annuncia con fosche tinte nel 1922 Muore Domenico Gramazio.

Il militare partecipò ad una spedizione militare nel Congo Belga con il grado di Maggiore. Purtroppo nel Congo prese una malattia infettiva, si salvò per miracolo ma rimase leggermente offeso al braccio e alla gamba sinistra. Tornato in Italia prestò servizio sedentario nell’esercito a Reggio Calabria e a Cosenza. Tornava a casa spesso e in una di queste visite mentre usciva di casa per recarsi all’ufficio postale, si imbattè in un gruppo di fanatici in rissa accanita di fazione, molto frequenti all’epoca, colpito da un colpo di rivoltella lo colse e morì dissanguato.

Il Referendum vide vincere la monarchia e il primo sindaco della Repubblica fu Angeloantonio Gangale. I Sindaci dalla Repubblica sono stati Viafora Pietro, Nicola Capparelli , Saverio Rubino, Vittorio Franco, Pietro Varcasia, Antonio Palermo, Gennarino Russo. L’attuale sindaco di Firmo è Antonio Palermo.

Firmo pratica il rito greco – Bizantino della Eparchia di Lungro
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