
Egregio signor Sindaco Santoianni, eccellenza Reverendissima, assessore Rennis, presidente Barletta Comunità Montana del Pollino, presidente Domenico Pappaterra, assessori, consiglieri,
Presidente Oliverio, e tutti voi qui convenuti in questo importante momento che vuole essere non solo evocativo come del resto sarebbe poi anche giusto fare, poichè ricordare e fare si che non si disperdano le tracce di una storia millenaria è d’obbligo, ma vuole essere un segno di speranza per i destini di questi nostri paesi.
Stiamo parlando di qualcosa che c’era prima che noi italo-albanesi ci stanziassimo in queste terre, qualcosa che ha accompagnato lo sviluppo della storia attraverso l’impero romano, l’era feudale fino al risorgimento e oltre, nel secolo scorso, è stato un esempio di lotta per i diritti dei lavoratori e le garanzie sociali.
E, oggi questa storia si vuole conservarla per rilanciarla, per fare in modo che le generazioni che verranno possano trovare origine e ragione di tanti eventi della loro contemporaneità.
Questa storia è emblematica: nella salina noi troviamo il sacrificio di cui si impregna ogni vita umana, un lavoro che va oltre quasi l’umanità per la natura stessa del servizio che i salinari hanno reso per dare al mondo il sapore e, alle loro famiglie, alla comunità, il benessere che nei tempi andati il salario garantiva.
E nella storia degli ultimi anni di attività della miniera, sono nei ricordi di tutti noi ancora le figure dell’ultima generazione dei salinari di Firmo e Lungro, nel cui sguardo restavano i segni di una esperienza all’interno della terra che dà alla vita una dimensione per noi sconosciuta, qualcuno parlava dei gironi danteschi per descrivere la vita di miniera.
Il sale estratto risultava di una particolare purezza, come è stato dimostrato nel tempo da analisi e attestazioni di esperti, ma a quale caro prezzo era conquistato: fatiche, privazioni, ritmi di vita che oggi sono inimagginabili, eppure generazioni e generazioni hanno lavorato in condizioni disumane ma sempre con un occhio di riguardo alla debolezza, agli anziani nfatti erano destinati i lavori meno pesanti, e da tempi remoti si prevedevano interventi per la disabilità.
Le condizioni di lavoro ancora disumane spingono gli operai alla protesta per la salvaguardia della loro salute e dei loro interessi. Si sviluppa nei minatori uno spirito cooperativistico e liberale, infatti fondano l’Associazione dei «Lavorieri Salinari» con lo scopo di soccorrere i lavoratori che o per salute o per altri motivi avessero bisogno e costituiscono la «Società Operaia Salinaia di Mutuo Soccorso».

Questo clima di solidarietà poi affiora anche neri ricordi che si tramandano della pattuglia dei salinari di Firmo, si racconta che un giovane che facendo la vita spensierata della sua età non sempre si svegliava per tempo, i compagni con cui faceva il percoso a piedi da Firmo, avevano anticipato la loro sveglia di un quarto d’ora per aspettare il loro amico.
Poi la miniera è entrata nel gioco fatale delle ‘indecisoni’ politiche su questo nostro meridione, andando a sciogliersi come un granello di sale tra rinvii, promesse fino a che si arrivò alla deliberazione definitiva dei Monopoli di Stato, di chiudere la Salina di Lungro 1977, perché ritenuta «indiscutibilmente» antieconomica.
Così oggi sono qui e a nome di tutta la comunità di Firmo porto il plauso per questa lodevole iniziativa che sfida le ristrettezze di questo tempo di crisi per fare posto ad una iniziativa che va verso la crescita totale dell’essere umano non inseguendo un principio antieconomico ma seguendo un’idea di economia più ampia di quella che siamo soliti pensare, ma forse più reale e utile.
Voglio anche ringraziare insieme al Sindaco Santoianni e l’amministrazione da lui guidata cui va il merito innegabile della realizzazione di questo presidio di civiltà, tutti coloro che nel tempo hanno fatto opera di sensibilizzazione e divulgazione su questo bene culturale così prezioso che sicuramente offre prospettive ulteriori di recupero e sviluppo quali potrebbero essere ripristinare i vecchi tracciati del percorso del trasporto del sale, con tutte le relative indicazioni delle distanze, dei vari riferimenti ai luoghi dove era il passaggio delle carovane, e creare dei punti di sosta attrezzati per i turisti. Tutto questo patrimonio enorme di sintesi tra beni materiali e valori e lotte e conquiste umane e sociali, che ne fanno un bene culturale inestimabile ha oggi un primo punto di salvaguardia.

Ora tocca alle istituzioni avere il coraggio di scommettere su questa opera che è anche un segno. Le istituzioni, a partire da noi, le scuole dei nostri paesi dovranno per prime iniziare questo circuito virtuoso e visitare il museo così noi sindaci dei comuni interessati promuoveremo l’iniziativa invitando le associazioni operanti in paese ad organizzare visite al Museo e mettendo nel sito dei nostri comuni la notizia riguardante il Museo della Salina: perché è una storia che ci appartiene e che vogliamo sia conosciuta e approfondita.
Ma alle istituzioni maggiori compete il compito di completare questa meritoria opera e fare in modo che anche il sito della salina sia salvato perché li parlano gli uomini che hanno trasportato la civiltà sulle loro spalle. Questo impegno della politica, sono certo, va nel senso della via che hanno segnato i padri fondatori della Repubblica di cui oggi celebriamo la festa, tutti insieme, qui, e in un modo così degno.
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