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Personaggi
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Nicola Tarsia
La vita
Nicola Tarsia nacque a Firmo nel 1821 il 24 Giugno, da Beniamino Tarsia e
Francesca Gangale. Studiò nel collegio di S. Adriano in S. Demetrio Corone, dove venivano
educati ed istruiti: "i più begli ingegni dell'epoca", come afferma lo storico
Vincenzo Pagano.
Il suo carattere volitivo e la sua perspicacia lo fecero approdare alla laurea in
lettere, all'insegnamento e alle sue opere di scrittore e poeta. Proprio in quegli anni l'Italia
viveva un periodo molto travagliato di lotte per costruire il suo Risorgimento. Lo Stato sentiva
l'esigenza liberarsi dalle divisioni e sopraffazioni per raggiungere una definitiva e stabile
unità. Anche Nicola Tarsia, pieno com'era di ideali patriottici, si buttò a capofitto
nella lotta assieme ad altri corregionali, ma essendo pochi di fronte alle forze nemiche vennero
fatti prigionieri nel 1848. Venne condannato a dodici anni di prigione dalla Corte Speciale di
Cosenza e fu liberato nel 1858 a Darsena per aver ottenuto la diminuzione della pena. Il Garibaldi
disse di lui: "Il Tarsia appartiene a quella schiera di arbëreshë, che si sono
distinti in tutte le lotte contro la tirannide".
Dopo la liberazione coprì l'incarico di ispettore scolastico a Rossano e
successivamente fece il professore di lettere a Cosenza, ma dalla galera era uscito con la testa
alquanto sconvolta, il male si accentuò, sicché dovette abbandonare l'insegnamento e
ritirarsi a casa a Firmo, presso la moglie e la sua bambina Giuseppina, e poco dopo cessò di
vivere nel 1867, a soli 46 anni.
La poetica
Nei suoi canti regna il concetto dell'indipendenza italiana, l'amore della patria
che impregna tutta la sua vita intellettuale. Le poesie del Tarsia appartengono alla scuola del
romanticismo eterodosso, sia per la forma che per il concetto.
Frequentò la scuola ateistica del Byron, quella dello Young e quella di
Goethe; e per tale ragione nella sua poesia si evidenziano elementi ateistici, ma nel contempo
anche di fede e di ortodossia, per aver frequentato il romanticismo cristiano del Manzoni, del
Pellico e del Grossi, chiamato dal Maroncelli "Cermenatalismo".
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