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Tradizioni

   I Firmensi hanno mantenuto intatte, grazie alla loro perseveranza e tenacia, le tradizioni, non facendosi influenzare dalle culture circomvicine, nonostante la miopia culturale di taluni che si sentono sempre più assimilati dalla cultura dominante.
   In questo ultimo quarto di secolo si sono evidenziati atteggiamenti che nelle relazioni interpersonali seguono il progresso del costume, della tecnica e della partecipazione sociale. Alcuni valori si sono frammisti per i frequenti matrimoni con gli italiani, per l'intensificazione dei mass-media e per l'aumentato tenore di vita. Ma nonostante ciò rimangono tutt'oggi vivi il patrimonio linguistico, il rito religioso, il costume, la gastronomia ed alcune caratteristiche nella organizzazione sociale.

   La parlata arbereshe di Firmo presenta le caratteristiche dell'albanese meridionale, ossia di quelle parlate comprese nella denominazione di "dialetto tosco". Questa parlata mantiene ancora oggi quasi intatta la struttura fonologica, morfologica e sintattica dell'albanese comune.

   Nelle pratiche religiose si segue il rito greco-bizantino la cui liturgia solenne, lunga e ricca di simbolismi risale ai primi secoli del Cristianesimo.
   I Firmensi hanno subito un'autentica alienazione spirituale e culturale perché i Domenicani di Altomonte, padroni feudali di Firmo sottano, gli negavano la consacrazione con il pane fermentato, il celibato, cercando di far dimenticare spesso con la forza l'identità bizantina . Come ricorda Tocci , alla fine del 1800, "le ostie furono gettate nel letamaio" per resistere alla latinizzazione. Solamente nel 1919 il rito religioso è stato valorizzato con l'istituzione della Diocesi Bizantina di Lungro.

   I costumi di gala "stolit" rappresentano un simbolo caratterizzante dell'etnia arbereshe. Nella realtà quotidiana sono costumi quasi del tutto scomparsi, ma dei quali vengono gelosamente custoditi gli esemplari rimasti.
   Realizzati in ricchi tessuti di sete naturali dai colori vivaci, ricamati e laminati in oro e argento, adorni di galloni e merletti, i costumi possono essere ammirati in occasioni di feste patronali o raduni folkloristici " vallje ".

   La cucina è rimasta tenacemente attaccata alle proprie tradizioni. I cibi sono arricchiti dai profumi dell'alloro, dell'origano, del pane casereccio e dell'olio d'oliva che diventa condimento essenziale in misture di legumi cucinate nella poça (pignatta). Durante tutto l'anno sulle tavole dominano olive nere, peperoni secchi e fritture candite con salsiccia casereccia.
   Non meno presente nella gastronomia è la pasta fatta in casa che assume le forme più svariate e i sapori più prelibati.


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