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Superstizione e Credenze popolari

   Fino a qualche decennio fa la superstizione a Firmo svolgeva un ruolo significativo nella vita di ciascun individuo anche se nelle dichiarazioni ufficiali ed impegnative ognuno sostiene la supremazia della ragione sull'istinto e sull'irrazionale. Dubbi e pregiudizi ancora oggi rappresentano piacevoli ingenuità e valvole di scarico degli insuccessi che costellano il tessuto del vivere quotidiano. Pertanto, nonostante il progresso tecnologico e scientifico: presagi, credenze e superstizioni continuano a proliferare serenamente.
   La superstizione si basa su esseri impersonali che dominano la vita cosmica ed umana; da qui il timore che esse possano nuocere, e quindi la ricerca di formule e pratiche che siano capaci di difendere l'uomo dagli influssi cattivi. L'arte magica non è di tutti ma di persone particolari, dotate di particolari virtù o meglio potenze.
   Ma come ha inizio la credenza del malocchio? Dai resoconti delle donne anziane si racconta che, quando le streghe andavano in giro per il mondo esercitando i loro poteri malefici, avvenne che nella bisaccia di una di esse si produsse uno strappo da cui cadde l'essenza del malocchio che venne ritrovata da persone di scarsa reputazione, le quali si riappropriarono di tale potere per farne uso di comando. Pertanto malìa, malaugurio, fattura, sono forme di superstizione che attribuiscono le ostilità della vita alla negatività di esseri viventi o cose particolari.
   Il cosiddetto iettatore è colui che getta il malocchio ed è quindi apportatore di disgrazie. In presenza di tali nefasti eventi si ricorre a varie forme di scongiuri: si tocca ferro, si fanno le corna, si tirano fuori talismani e/o amuleti.
   Si precisano brevemente alcune credenze e superstizioni più o meno vive e radicate nel popolo firmense. Un giorno pieno di superstizioni è il 24 Giugno, la vigilia della nascita di S Giovanni Crisostomo: si crede al cardo, alle tre fave e al bianco d'uovo.


Il cardo

   Si aveva cura di procurarsi un grosso cardo, lo si poneva sulla fiamma facendo incenerire la fioritura e poi lo si metteva in un buco del muro della propria casa o sul davanzale di una finestra. La mattina seguente l'interessato andava a riprenderlo. Se il cardo veniva trovato rifiorito era segno di buon augurio.


Le tre fave

   Per trarne auspici si usa riporre in fondo ad un cassetto tre fave: una sbucciata, una sbucciata a metà ed una non sbucciata. La mattina seguente si infilava la mano e se ne prendeva una, se si trattava di quella con la buccia era segno di buon augurio.


Il bianco d'uovo

   Altra usanza era quella di mettere l'albume in un bicchiere d'acqua e vedere al mattino che aspetto assumesse. Ciò che la fantasia delle persone gli attribuiva segnava il futuro; la maggior parte vedeva velieri o carrozze o macchine, ciò indicava partenze imminenti.
   In altri periodi dell'anno, come il 1° Maggio, la previdenza popolare esigeva che tutte le persone che frequentavano la campagna dovessero mangiare tre fichi secchi, ciò li preservava dal morso dei serpenti.


I denti da latte

   Un'ingenua usanza era quella di affidare alle rondini i denti da latte persi dai bambini chiedendo loro in cambio qualità migliori. Il bambino interessato deponeva il dentino in una buca del muro di casa o sul davanzale della finestra e recitava:
Dallandishe faqekuq
Za t'vjetrin e ëm t'ren
Ëme t'bardh si mbumbak
Ëme t'ngurt si gur mulliri!


Il guscio d'uovo

   Bruciare il guscio d'uovo equivaleva bruciare le ovaie della gallina e renderla di conseguenza sterile. Quindi si aveva ben cura a non bruciare i gusci d'uovo delle proprie galline.


La scopa

   Sistemare una scopa dietro la porta d'ingresso era un espediente per difendersi da streghe e fattucchiere malintenzionate, le quali prima di entrare in casa erano costrette a contare tutti gli steli della scopa. Per ostacolare l'agire delle streghe ci si è avvalsi anche della stampa. Infatti alla scopa si è gradualmente sostituito un giornale che il superstizioso sistemava sopra la rete del materasso obbligando le strega a leggerlo interamente, trafiletto per trafiletto. Ciò implicava impegno e tempo per cui spesso la notte trascorreva senza che esse procurassero danno alcuno. Un'altra variante difensiva, che rendeva inefficaci le malìe, era il porre dietro la porta una treccia d'aglio.


Neonati

   Per proteggere i neonati dalle magare veniva legato loro un amuleto (Kolete) al collo o gli veniva appuntato tra le fasce. Esso conteneva peli di cani, fili corda campanara, un po' di sale, una medaglia o una figura di Santo. La credenza popolare diceva che le streghe prima di nuocere al neonato dovevano contare tutti i peli contenuti nella Kolete.


1° venerdì di Marzo

   Si usava tagliare una ciocca di capelli ai bambini e agli adulti. Era credenza che così facendo ci si preservava per tutto l'anno da emicranie ed altri malanni.


Il fondo della tazza

   Scrutando il fondo della tazza si traevano gli auspici in base alle direzione delle bollicine rimaste. Se queste andavano verso il bevitore ciò era di buon auspicio.


I sogni

   Numerosi sono i presagi desunti dall'attività onirica. Sognare i pidocchi significa improvviso ed imprevisto guadagno; sognare una chiesa illuminata e funzioni liturgiche solenni è presagio di fortuna e benessere; mentre sognare uova indica immancabile bisticcio con qualcuno; sognare carne macellata significa paventare la morte imminente di un congiunto e/o conoscente; sognare il mare o bambini indica forti dispiaceri accompagnati da lacrime.


Sabato dei defunti

   Molto sentito è il culto dei morti commemorati da tutti i firmensi otto giorni prima della Santa Quaresima: la cosiddetta "Java e prigatorvet" (la settimana dei morti). Si crede che Gesù Cristo dia per sette giorni il permesso alle anime dei defunti di uscire dall'oltretomba per far ritorno in vita ed andare nei luoghi dove sono vissuti. Nel corso di questa settimana ,in tutte le case vengono tenuti accesi i lumi affinché i morti entrino e vedano la luce.
   È consuetudine bollire il grano per commemorare i defunti. Secondo i liturgisti il frumento è simbolo del corpo umano destinato a risorgere a nuova vita dopo la corruzione e la polvere del sepolcro.
   Il sabato dei defunti il sacerdote ed i fedeli si recano nella cappella di S. Maria Assunta di Aprile dove si celebra la messa, successivamente il Papas ed i fedeli si recano al cimitero per benedire le tombe. In questo periodo è tradizione che la gente più bisognosa chieda l'elemosina, picihudhrin, per l'anima dei cari defunti (pir shpirtin e prigatorvet). Tutti quanti si sentono particolarmente disposti all'opera di carità e di misericordia, che assume un ruolo di dovere a cui nessuno osa sottrarsi. Si offrono grano e granturco bollito, pagnotte, ciambelle, fichi secchi, farina, lardo e pasta di casa.
   È convinzione che se mangiano i poveri mangiano anche le anime del purgatorio, quindi un'assistenza popolare collegata al culto dei morti. La cosa più sorprendente è che tutti sono disposti ad elargire qualcosa anche coloro che sono avari.
   Sempre in questo periodo si pone nella navata centrale della chiesa matrice una giara dove i fedeli versano un quantitativo d'olio proporzionato alla loro devozione per poi devolverlo ai più bisognosi.


Altre credenze

   Tra le credenze che generano speranze bisogna ricordare il catturare una lucertola dalla coda biforcuta. È ritenuto segno di fortuna anche trovare un quadrifoglio o rinvenire un ferro di cavallo. Particolarmente fortunate sono ritenute le persone "nate con la camicia" ovvero venute al mondo avvolte in una membrana, che raccolta con cura e fatta essiccare viene conservata come talismano.
   In passato altri miti costellavano la vita dei firmensi. Essi erano le fate, le ore, le magare e il lupo cirivino.

Le Fate

   La nascita di un bimbo veniva festeggiata da tutti i familiari. I genitori attendevano di notte la visita delle fate, le quali andavano ad augurare al neonato una sorte lieta o triste "vijinë e i bëjin fatin", dicevano. Durante la prima settimana ogni sera si lasciava imbandita la tavola, illuminata la casa, puliti ed in ordine tutti i locali, per accattivarsi la benevolenza delle Fate.
   Si credeva che le Fate lasciavano impronte del loro avvenuto passaggio nelle case: talvolta esse sottraevano il neonato dalla culla e lo posavano dietro la porta. Altre volte, esse facevano apparire una cicatrice rossa sul viso, che sembrava carne ustionata.

Ora

   Era un'entità che aveva origine il 24 Dicembre, durante la celebrazione liturgica del Santo Natale, esattamente nel momento in cui il prete pronunziava le parole della consacrazione.
   Ora arrecava negatività alle persone; si introduceva nelle case e tentava di mozzare il fiato ai dormienti con il suo peso. Poteva accadere che le persone, fingendo di dormire, riuscivano ad afferrare Ora per i capelli ed ad pronunciare la frase magica "Zura gjukin e kmbores" (Ho acchiappato la lingua della campana), frase che aveva il potere di tenere in ostaggio Ora e di costringerla a rivelare la sua vera identità.
   Per proteggersi dalle molestie di Ora si erano escogitati dei rimedi. I più importanti consistevano :
- nell'incrociare i piedi nel proprio letto;
- nel mettere sotto il materasso un coltello;
- nel collocare un setaccio dietro la porta.

Le Magare

   Erano dodici e vendevano la propria anima al diavolo. Lo scopo della loro esistenza era quello di recare danno alle persone. Per mettere in atto il maleficio tutte dovevano esprimere unanimemente il giudizio; bastava che una sola magara fossa contraria e la negatività non poteva emessa in atto.
   Il rito di iniziazione le obbligava a prendere un laccio ed ognuna di esse doveva formare un nodo. Esse solitamente nuocevano ai bambini, si trasformavano in formiche entrando nella serratura della porta. Se il bambino veniva lasciato senza protezione le Magare agivano indisturbate rendendoli disabili.
   Siccome le Magare hanno anche la "virtù" di udire da lontano ogni discorso che veniva fatto su di loro, prima di nominarle bisognava premettere questa frase: "qaft e shtun" (che sia sabato). Dopo questa frase si poteva serenamente parlare di esse perché si credeva non ascoltassero più nulla. Per salvaguardarsi dalle Magare si ricorreva a molti mezzi messi in atto dalla fantasia popolare.
   Eccone alcuni:
- si poneva un setaccio (sita) dietro la culla (djepi) . La Magara prima di agire avrebbe dovuto contare tutti i fili;
- si disponevano attorno alla culla sette pignatte (poça) vuote. La magara vedendo tutte quelle pignatte non potrebbe fare a meno di parlare ad alta voce e così svelarsi;
- sistemare sulla culla dietro la porta d'ingresso un pugnale a forma di croce. Le Magare, prima di morire gridavano affannosamente ai presenti : "prendete, prendete" (mirre, mirre). Con queste parole la Magara esortava i loro parenti ad ereditare il suo spirito magico, altrimenti non poteva morire e soffriva. Se qualcuno dei parenti era disposto ad ereditarlo diceva: "l'ho preso io" (e mora u); altrimenti rispondevano: "che lo prenda un cane" (jet'e marr nj'qen), così il suo spirito veniva trasmesso e di conseguenza svaniva.

Lupo Cirivino

   Era un essere umano che aveva la capacità di trasformarsi in animale acquisendo le sembianze di un lupo. Anche il Lupo Cirivino aveva un unico scopo cioè quello di danneggiare le persone; uccideva animali facendo così dispetto alle povere persone.


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   Bisogna osservare, infine, che lo spirito superstizioso si è introdotto nella partecipazione popolare della liturgia così come, per esempio, il credere che le formule magiche abbiano efficacia se apprese nella notte di Natale mentre si recita il Credo. Convivono, quindi, nella religione del popolo firmense, elementi di magia, di superstizione e di cattolicesimo.
   Un rituale fortemente radicato nel popolo è l'orazione (racjunin) per far cessare il mal di testa. Ci sono donne che si sentono dotate di particolari virtù ed esercitano con rigorosa professionalità questa orazione. Risulta indispensabile la presenza dell'interessato o almeno di un suo oggetto o indumento. La sacerdotessa segna una croce sulla fronte del paziente o sulla cosa di sua appartenenza e poi recita sette volte il Padre Nostro e l'Ave Maria e si concentra fino a procurarsi una serie di sbadigli e sollecita anche la fuoriuscita di lacrime e la loro intensità viene messa in relazione a quella del fascino esercitato sul paziente. Se il primo sbadiglio avviene durante la recita del Padre Nostro è segno che ad operare il maleficio è stato un uomo, invece, se avviene durante la recita dell'Ave Maria, vuol dire che la colpa è di una donna.
   La preghiera per far cessare l'emicrania si può operare in altro modo: si prende un bicchiere d'acqua, si traccia il segno della croce e si butta dentro un po' di sale, poi si segna il paziente e si recita un Padre Nostro, un Ave Maria e un Gloria al Padre; infine, si va al crocevia e si butta quest'acqua: alla prima persona che passa verrà il mal di testa.


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