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Costume Arbëreshë

   Nell'ambito dei paesi albanesi, Firmo vanta uno dei più belli ed elaborati costumi popolari europei: un costume che nella realtà odierna è quasi del tutto scomparso, ma di cui vengono gelosamente conservati gli esemplari rimasti.
   In passato la donna firmense ha conservato con grande fierezza ed entusiasmo i propri costumi. Ciò sta a simboleggiare il fatto che l'arberesh non si è mai distaccato dalle radici albanesi, dall'amore per la patria. Tuttavia, mentre la lingua albanese, la gastronomia ed il rito religioso hanno mantenuto, nel tempo, la propria tradizione ed identità, il costume è stato progressivamente assimilato.
   Oggi, infatti, sono poche le donne anziane che usano indossare il costume tradizionale, che è possibile, comunque, ammirare in occasione della festa patronale di Sant'Attanasio, in raduni folkloristici e manifestazioni culturali. Da ragazzi si era abituati a vedere le nostre nonne imbottite da variopinti panni e si rimaneva meravigliati ogni qualvolta una di queste optava per i vestiti moderni.
   Con il passare del tempo molte donne hanno abbandonato il vestito popolare per vari motivi. Innanzitutto per la mancanza di praticità, per il peso eccessivo della coka che viene ripiegata in alto a forma di ventaglio o chioccia impedendo l'uso di un braccio; per la sottogonna kamisolla lunga e riccamente plissata, per le gale sulle maniche del corsetto xhipuni, per i merletti vaporosi. A ciò si aggiunga l'aumentato tenore di vita con il conseguente livellamento delle classi sociali e l'intensificarsi dei mass media che determina una sorta di rifiuto verso ciò che è "antico" e "paesano". Oggi, pertanto, il costume arbëresh ha uso essenzialmente festivo e folkloristico e va considerato come una delle tradizioni più preziose dei nostri avi.
   Altro aspetto da considerare è la difficoltà a reperire tali capi. Gli ultimi sarti esperti nel confezionarli hanno lavorato fino al 1940 circa, i quali si rifornivano principalmente da mercanti napoletani o a Cosenza dove si trovavano i galloni d'oro, la speciale stoffa ed i vari tessuti non comuni. Oggi nonostante le difficoltà nel reperire tessuti e galloni d'oro tanto ricercati, si assiste ad un recupero di tale attività grazie all'impegno di sarti competenti e disponibili nel tramandare quest'arte.
   Altri motivi legati alla scomparsa del costume sono:
- la tendenza a spartire i diversi pezzi del vestito tra i vari componenti della famiglia alla morte della persona che le indossava;
- la tradizione di vestire con il costume tipico le salme delle donne anziane: usanza questa piena di significati, ma che ha contribuito a ridurre in polvere uno smisurato patrimonio.
   In che modo il costume albanese può e deve continuare a vivere? È necessario che esso venga indossato nei più importanti e significativi avvenimenti civili, religiosi e familiari, qual è nel nostro paese la festa patronale di Sant'Attanasio (2 maggio). Si potrebbe anche pensare al ripristino del costume di gala come abito nuziale. In definitiva è indispensabile affinché il costume abbia valore vivo che i giovani si accostino ad esso con rispetto ed amore considerandolo un prezioso testimone da tramandare alle future generazioni nella consapevolezza della inestimabile patrimonio culturale ed affettivo che contiene.




Descrizione dei costumi

   Il costume maschile ha avuto vita breve perché ben presto l'albanese smise di indossare il vestito tradizionale sostituendolo con quello dei montanari calabresi. Ciò fu determinato dal fatto che le nuove attività intraprese nella terra di adozione furono agricoltura e pastorizia che imponevano vestiti più pratici.
   Esso era caratterizzato da pantaloni bianchi con strisce laterali rosse, camicia bianca, gilet nero, fazzoletto rosso, calze bianche e scarpe nere.
   Il costume femminile è molto più ricco e raffinato, esteticamente più fantasioso e costituisce un tesoro tutto da scoprire.
   A Firmo ci sono ben quattro specie di costume : uno noto di gala, l'ordinario, quello di lutto e persino uno per le ragazze in attesa di marito.
   Il costume di gala è composto da quattordici pezzi: linja, di sutavesta, kamisolla, coka, xhipuni, kalluciet t'bardha, këpuct, miçet, kesa, birlloku, llaci, riqint, pani.

Linja: camicia bianca lunga fino sotto le ginocchia e con maniche lunghe fino al polso. È di lino con una profonda scollatura sul davanti. Ai due lati della scollatura è cucito un merletto "mlleti", ricamato a mano su cui vengono puntate le spille d'oro.

Dj sutavesta: due sottogonne di tela di vario colore.

Kamisolla: gonna lunga fino alla caviglia riccamente plissata, bordata di un gallone ricamato in oro, di colore rosso.

Coka: gonna azzurra pieghettata e al bordo laminata in oro. Questa una volta indossata viene tirata in alto sui fianchi raccolta dietro e fatta ricadere sul braccio destro a forma di ventaglio, formando la cosiddetta rota.

Xhipuni: corsetto azzurro laminato con fili in oro e con applicazione di gallone, largo circa sei centimetri, sulle maniche, sul dietro e sul davanti. È la parte più caratteristica del costume arberesh.

Kalluciet t'barda: sono calze di filo perlato o di cotone o di lana di colore bianco che le donne confezionano da sé.

Kpuct: le scarpe sono di pelle e di colore nero.

Këshetëtë: è l'acconciatura dei capelli che vengono divisi in tre trecce, due più piccole ai lati raccolte sulle orecchie e avvolti in due boccoli di tela bianca (miçet), mentre la terza veniva appuntata sull'orlo della testa e ricoperta da una lunga striscia di tessuto reso rigido da una lavorazione tutta in oro "Keza".

Keza: diadema o copricapo consistente in un ornamento di seta trapuntato in oro e in argento semicircolare, rettangolare o di altra forma. È di velluto o di raso, veniva ricamata sul telaino con fili dorati o argentati. Il rovescio del tessuto veniva cosparso con colla d'amido per renderlo rigido. Veniva, poi, pressato su speciali forme di legno affinché assumesse la forma concava e sul suo rovescio si cuciva la fodera di tela bianca. In seguito, per impedire che la Keza si piegasse, l'orlo veniva rafforzato con una bacchetta. I ricami stilizzati riproducevano spesso uccelli, fiori e foglie.

Birrlloku: medaglia d'oro che viene messa su un nastro di velluto nero. Si porta aderente al collo.

Riqintë: gli orecchini sono in oro, con brillanti o con coralli, di vari modelli.

Pani: scialle di lana o di raso rosso, ricamato ai bordi con filo di seta giallo e nero e con frange laterali.

   Il costume ordinario si differenzia da quello di gala per la mancanza assoluta di sfarzo: esso è formato dalla gonna rossa plissata, dal corpetto di panno o di seta di colore nero con ricami di cordone bianco.
   Il costume di lutto: si aggiunge alla gonna rossa una di lana verde plissata con gallone giallo.
   Il costume per le giovani da marito è molto semplice: sottogonna pieghettata di colore rosa o celeste, sopragonna di colore marrone ed infine la camicia senza merletto di vari colori. Dalle descrizioni fatte si può ben vedere che il costume di Firmo, soprattutto quello di gala indossato dalle nobildonne (zonjet), rappresenta un variegato mosaico di raffinatezza e di fastosità. La preziosità e la ricchezza dei costumi sottolinea l'importanza data alla donna nella società arbëreshe che rappresentava la famiglia e l'etnia nelle cerimonie ufficiali. Ciò spiega il motivo per cui, nonostante la povertà del passato, non si rinunciava a darle in dote le costosissime stolit.


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